Centro Regionale Trapianti - Piemonte

Immunogenetica / Storia

  1. Storia dell'Immunogenetica
  2. I MECCANISMI DI TOLLERANZA AL TRAPIANTO: dagli studi sulla compatibilità, allo studio dei sieri dei riceventi

    IL PASSATO
    I primi trapianti effettuati sull'uomo risalgono agli anni '50 e sono stati gli innesti di cute, in quanto era possibile seguire l'andamento del trapianto più facilmente. Provando ad innestare un frammento di cute da un coniglio ad un topo questo veniva rigettato rapidamente. Analogamente avveniva tra animali della stessa specie ma differenti fra di loro (topo nero e topo bianco). In quegli anni si dimostrava che, per l'attecchimento del trapianto bisognava che i due animali fossero fratelli gemelli completamente identici dal punto di vista genetico. Da queste considerazioni si ipotizzava la presenza di un locus responsabile dei fenomeni di tolleranza dei trapianti. Successivi incroci tra topi congenici confermarono la presenza di questa regione denominata H-2 perché questi animali erano completamente identici salvo la regione H-2 che è l'analogo nel topo della regione HLA umana. Analogamente nell'uomo il trapianto funzionava se effettuato tra individui geneticamente identici come i gemelli (isotrapianto) o nello stesso individuo (autotrapianto). Nel caso di xenotrapianto, cioè tra individui appartenenti a specie diverse, il trapianto non attecchiva. In caso di allotrapianto, effettuato cioè tra individui della stessa specie ma non gemelli, il trapianto attecchiva solo in alcuni casi. Negli anni che seguirono si evidenziò come i meccanismi di tolleranza verso il trapianto fossero strettamente correlati al sistema MHC e tutti gli studi si concentrarono sulla compatibilità HLA.

    IL PRESENTE
    Attualmente gli studi dimostrano la minore importanza che riveste, almeno nei primi trapianti, la compatibilità HLA. E' emersa invece la sua rilevanza in caso di ritrapianti o di riceventi immuni/iperimmuni (casi sempre più frequenti anche grazie alle efficaci terapie immunosoppressive). La comparsa di immunizzazione o sensibilizzazione avviene attraverso tre modalità: le gravidanze, i precedenti trapianti e le emotrasfusioni. In questi pazienti, che oggi rappresentano il 40-50% dei candidati al trapianto, accanto alla compatibilità HLA, un ruolo importante riveste lo studio approfondito dei sieri con metodiche diversificate per sensibilità e specificità: linfocitotossicità complemento dipendente (CDC), Enzyme Linked Immunosorbent Solubility Assay (ELISA), Citofluorimetria (metodica cosiddetta FluoPRA e citometria con tecnologia Luminex). Oggi si determinano con indagini molecolari gli antigeni HLA dei riceventi in lista d'attesa e si attua lo studio approfondito dei sieri dei pazienti con la metodica base (CDC), la metodica ELISA e con la citometria FluoPRA e Luminex. Gli anticorpi anti HLA possono essere diretti contro antigeni di classe I e II. E' stata studiata in modo approfondito la classe immunoglobulinica, che risulta determinante per valutare il significato funzionale degli anticorpi anti HLA: le IgG sono infatti dannose e sono responsabili del rigetto mentre le IgM sono in prevalenza autoanticorpi privi di effetto sul trapianto. Dai risultati ottenuti con l'indagine precedente si riesce a valutare la percentuale di reattività del siero (PRA). Questo valore esprime percentualmente il numero di positività del siero in oggetto contro un pannello di cellule selezionate per presentare tutti gli antigeni HLA almeno una volta e quelli più frequenti un numero di volte corrispondente alla frequenza dell'antigene nella popolazione. Si è visto che questo dato è di fondamentale importanza nei pazienti immunizzati e nei ritrapianti. La conoscenza delle specifiche caratteristiche della sensibilizzazione nei soggetti immunizzati ha consentito di adottare meccanismi di selezione dei riceventi, aumentando la probabilità di trapianto in questi soggetti e garantendo una riuscita migliore del trapianto in questi soggetti.