Centro Regionale Trapianti - Piemonte

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  1. Il rigetto
  2. La possibilità di un rigetto acuto nei primi 3 mesi dopo il trapianto e comunque entro i primi 3 anni č frequente.
    In taluni casi il rigetto acuto č anche resistente agli farmaci steroidei che vengono somministrati.
    Il rigetto acuto non modifica in modo sostanziale la sopravvivenza dell'organo trapiantato e del paziente.
    Quello resistente agli steroidi, pur non mettendo a rischio la sopravvivenza del paziente, ha invece una prognosi peggiore sulla durata del trapianto.
    E' poi presente l'eventualità molto più rara che si manifesti un rigetto cronico, che frequentemente in età pediatrica conduce ad un ritrapianto. Il rigetto cronico non ha una buona prognosi nč per la vita del paziente, nč per la durata del trapianto.

    Talvolta il rigetto puō dare origine a sintomi. I più comuni sono:
    1. - astenia (stanchezza, debolezza)
    2. - sonnolenza
    3. - febbre
    4. - tensione addominale
    5. - feci di colorito più chiaro
    6. - urine di colorito più scuro
    7. - colorito giallastro degli occhi e della cute
    8. - alterazioni degli esami di funzionalità epatica

    In questi casi bisogna contattare subito il Centro Trapianti, infatti il rigetto può essere di diversi gradi, da lieve a severo.
    Nella maggioranza dei casi il rigetto lieve č facilmente controllato se trattato prontamente.
    Può essere necessario eseguire una biopsia epatica per ottenere la certezza istologica definitiva della presenza del rigetto.
    La biopsia č un esame di facile esecuzione e praticamente indolore per l'assenza di innervazione del nuovo fegato.
    In alcuni casi può essere necessario il ricovero per l'esecuzione dell'opportuna terapia, che può richiedere alcuni giorni.